Prendo spunto da un articolo scritto da Eugenio Benetazzo, giovane economista italiano appassionato non solo di analisi economiche ma anche di dinamiche sociali.

Nell’ultimo suo post, intitolato Quel nuovo mondo, descrive quelli che saranno i due grandi mutamenti economici e sociali del secolo XXII: la quarta rivoluzione industriale e i social networks.

Non volendomi soffermare sulla seconda, parlerò della prima.

Stiamo assistendo oramai da qualche anno all’era dell’innovazione digitale nei processi industriali, intendendo con processi industriali non solo quelli legati alle lavorazioni manuali ma allargandoli ai lavori intellettuali, in tutti i settori.

Tra queste innovazioni, partendo dall’articolo di Benetazzo (qui il link) si fa riferimento a: cloud computing, i big data, il 3D printing, l’automazione con interfaccia umana e l’internet delle cose (internet of things); aggiungerei l’intelligenza artificiale ed i software di ultima generazione che tendono a sostituire l’uomo nelle attività automatizzabili.

Questa quarta rivoluzione avrà delle ripercussioni in ambito sociale, non senza vittime soprattutto in ambito di occupazione, come già accaduto per le precedenti rivoluzioni industriali.

Una parte degli attuali lavori verrà sostituito dalle nuove generazioni di “macchine” e l’automazione permeerà una buona parte dei lavori.

Google sta testando oramai da anni software in grado di guidare gli autoveicoli senza l’ausilio dell’essere umano, lo stesso stanno facendo università di tutto il mondo; software con intelligenza a reti neurali scrivono in modo autonomo articoli giornalistici; programmi di calcolo competono con i più grandi scacchisti del mondo riuscendoli a battere.

Secondo la società di richerche McKinsey circa il 50% delle attività produttive, in Italia, nel futuro saranno coinvolte da questa rivoluzione.

Tra i ruoli maggiormente coinvolti da questa trasformazione troveremo: le attività di raccolta ed elaborazione dati e quelle che coinvolgono movimenti fisici prestabiliti in un dato ambiente. Tutte attività in cui l’automazione sostituirà molti posti di lavoro.

Le attività meno coinvolte saranno quelle di tipo creativo, gestionale, che riguardano i rapporti umani, e quelle che richiedono di prendere decisioni in base a variabili non prevedibili.

Nel nuovo possibile scenario, verranno richieste sempre più competenze e capacità ad usare le macchine. Nel mercato del lavoro verranno premiate quelle figure professionali che sapranno maggiormente usare le macchine e quelle figure professionali che non possono essere sostituite da esse.

Il rapporto di PricewaterhouseCoopers (PwC), network internazionale, operativo in 158 Paesi, che si è occupato di questa tematica delinea uno scenario in cui circa il 30% dei posti di lavoro in Gran Bretagna saranno potenzialmente minacciati nei prossimi anni da innovazioni nel campo dell’intelligenza artificiale (AI).

Percentuali diverse si stimano per gli Stati Uniti e la Germania, rispettivamente 38% e 35%, e per il Giappone, pari al 21%.

Queste previsioni si riferiscono al periodo che partirà intorno al 2030; per ora rappresentano una tendenza.

Sulla base di questo studio, che riguarda il territorio inglese, tra i lavori maggiormente a rischio vi sono la gestione idrica, fognaria e dei rifiuti, il trasporto e lo stoccaggio, il settore manufatturiero e la vendita al dettaglio ed all’ingrosso.

Molto meno a rischio saranno tutte quelle attività in cui le abilità sociali risultano essere centrali.

In tali scenari, la manodopera sostituita dalle macchine dovrà riqualificarsi ed indirizzarsi in quei settori in cui l’automazione è più difficile.

Settori in cui più difficile sarà la penetrazione dei robot sono quelli: agricolo, della silvicoltura e della pesca, quelli sanitario ed assistenziale e quello dell’educazione. In questi settori verosimilmente si potrebbero orientare quei lavoratori emigrati dagli altri settori.

In conclusione, nel futuro prossimo non si potrà prescindere dal confrontarsi con queste dinamiche. Ci si dovrà riqualificare ed imparare ad usare le macchine oppure ricollocarsi verso quei settori in cui le macchine hanno meno penetrazione oppure, ancora, acquistare le macchine e farle lavorare per noi.