Con il nuovo Decreto Interministeriale 26/06/2015 sono cambiate completamente i criteri di progettazione degli edifici da un punto di vista energetico. Tale decreto recepisce la Direttiva Europea 2010/31/UE.

Nello specifico la principale novità è l’introduzione di un edificio di riferimento con il quale definire i parametri minimi da rispettare. L’edificio di riferimento possiede geometria, orientamento, destinazione d’uso, dati climatici e situazioni al contorno uguali all’edificio in progetto ma ha caratteristiche termiche e parametri impiantistici con valori convenzionali e definiti da Decreto.

La novità sta nel fatto che ogni edificio possiede suoi specifici limiti di legge e non valori tabulati come con la precedente normativa.

Anche le verifiche da effettuare sono completamente diverse. Esse sono diventate molto più articolate e complesse.

Per quanto attiene al comportamento invernale la nuova normativa prescrive la verifica dell’indice di prestazione termica utile per il riscaldamento (EPH,nd) che misura la bontà del comportamento invernale dell’involucro edilizio.

Per quanto attiene al comportamento estivo, analogamente con quello invernale, viene richiesta la verifica dell’indice di prestazione termica utile per il raffrescamento (EPC,nd) che misura la bontà del comportamento estivo dell’involucro edilizio.

Ulteriormente, al fine di garantire un corretto bilanciamento tra isolamento ed apporti gratuiti, viene richiesta la verifica del “valor medio delle trasmittanze” degli elementi costituenti l’involucro. A tal fine la norma introduce il concetto del coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione per unità di superficie disperdente (H’T).

Con le verifiche precedenti viene garantita la bontà dell’involucro edilizio da un punto di vista energetico ma nulla viene richiesto per quanto attiene il confort e la qualità.

Al fine di garantire un corretto confort estivo, vengono richieste due verifiche: l’area solare equivalente per unità di superficie e la massa o la trasmittanza termica periodica degli elementi opachi. La prima misura il livelli medi di riduzione della radiazione solare, operata da schermature, opacità dei vetri ed ombreggiamenti. La seconda serve per garantire valori minimi di sfasamento ed attenuazione dell’onda termica estiva.

Altro parametro di qualità dell’involucro edilizio è la formazione di muffe. Da questo punto di vista, la nuova normativa diventa più specifica richiedendo, oltre alla verifica a condensa, superficiale ed interstiziale su pareti, serramenti, coperture e pavimenti, già presente nella vecchia norma, anche la verifica a condensa superficiale dei ponti termici. Non ammette più la formazione di condensa interstiziale.

Anche per le prestazioni impiantistiche, la nuova norma, pone precisi vincoli, richiedendo, per ciascun servizio, un’efficienza media stagionale superiore a quella calcolata per l’edificio di riferimento. Tale efficienza viene definita come rapporto tra un’energia termica utile ed un’energia primaria totale, somma della quota rinnovabile e di quella non rinnovabile. In questo sta la novità, non più un rapporto tra una energia utile ed una primaria non rinnovabile ma tra una utile ed una primaria totale. Rimangono alcune perplessità circa tale definizione, in quanto, seguendo tale architettura, più un edificio produce energia da fonte rinnovabile e minore è la sua efficienza.

Come si può vedere l’edificio di riferimento, diventa il centro della progettazione.

Infine, verificati i parametri dell’involucro e di efficienza degli impianti, viene richiesta la verifica sulla prestazione globale dell’edificio. Tale indice viene calcolato come somma degli indici di prestazione energetica di tutti i servizi presenti (riscaldamento, acqua calda sanitaria, raffrescamento, ventilazione meccanica, illuminazione e trasporto di persone). La novità, anche qui, consiste nel definire tale parametro come somma della quota rinnovabile e di quella non rinnovabile, con tutte le perplessità del caso espresse in precedenza. Tale indice dovrà essere inferiore a quello dell’edificio di riferimento.

Il Decreto, in sintesi, richiede che venga creato l’edificio di riferimento su cui calcolare tutti i parametri da verificare. Gli edifici di nuova costruzione dovranno avere parametri energetici almeno pari a quelli dell’edificio di riferimento.